Il Registro europeo è operativo e iniziano a definirsi gli standard tecnici per la gestione e lo scambio dei dati di prodotto.
Il percorso verso il Passaporto Digitale di Prodotto compie un nuovo passo. Dal 20 luglio 2026 è operativo il Registro europeo DPP, l’infrastruttura prevista dal Regolamento Regolamento (UE) 2024/1781 sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (Ecodesign for Sustainable Products Regulation – ESPR) per registrare e identificare i passaporti digitali dei prodotti.
Non si tratta ancora dell’introduzione generalizzata di nuovi obblighi per tutte le imprese. Il DPP sarà applicato progressivamente attraverso atti specifici per categoria di prodotto, che definiranno dati richiesti, soggetti responsabili e tempistiche.
L’avvio del Registro e l’adozione dei primi standard tecnici rendono però più concreto il percorso di attuazione. Per le aziende, il tema non riguarda più soltanto la futura conformità normativa, ma la capacità di organizzare, aggiornare e condividere dati di prodotto affidabili e interoperabili.
Che cos’è il Registro europeo DPP
Il DPP Registry è la banca dati centrale gestita dalla Commissione europea per registrare gli identificativi dei prodotti e collegarli ai rispettivi passaporti digitali. Le sue regole operative sono definite dal Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1778, adottato il 16 luglio 2026.
Il Registro non è pensato per contenere necessariamente tutte le informazioni tecniche, ambientali e commerciali del prodotto. Il sistema europeo si basa infatti su un’architettura decentralizzata: i dati completi rimangono sotto la responsabilità degli operatori economici e possono essere gestiti direttamente dall’impresa o attraverso fornitori specializzati.
Il Registro consentirà di:
- identificare in modo univoco prodotti e operatori economici;
- verificare l’esistenza e l’accessibilità del passaporto;
- gestire i dati essenziali di registrazione;
- supportare i controlli delle autorità di mercato e doganali.
Il DPP diventa quindi uno strumento di tracciabilità e conformità, oltre che di trasparenza verso clienti e filiera.
Non solo un QR code
Parallelamente all’avvio del Registro, la Commissione europea ha riconosciuto le prime norme armonizzate per l’infrastruttura del DPP. Il QR code, o un altro data carrier, rappresenterà soltanto il punto di accesso alle informazioni. La vera sfida riguarda la capacità di rendere i dati:
- strutturati;
- identificabili in modo univoco;
- leggibili dai sistemi informatici;
- aggiornabili nel tempo;
- accessibili secondo ruoli e autorizzazioni differenti;
- interoperabili tra imprese, piattaforme e autorità.
Per le aziende questo significa verificare non solo quali informazioni siano disponibili, ma anche dove siano archiviate, con quale qualità, chi ne sia responsabile e come possano essere integrate tra sistemi diversi.
Quali prodotti saranno interessati
L’attivazione del Registro non rende il DPP immediatamente obbligatorio per tutti i prodotti.
L’introduzione seguirà calendari e requisiti differenti. Tra le categorie prioritarie individuate a livello europeo rientrano ferro e acciaio, alluminio, tessile e abbigliamento, pneumatici, mobili e materassi.
Per il tessuto manifatturiero lombardo è particolarmente rilevante l’inclusione di materiali intermedi come ferro, acciaio e alluminio. Il DPP interesserà infatti progressivamente non solo i produttori di beni finiti, ma anche fornitori, produttori di componenti e imprese collocate a monte della filiera.
La prima scadenza già definita riguarda invece il settore batterie. Dal 18 febbraio 2027 il battery passport sarà obbligatorio per le batterie per veicoli elettrici, per mezzi di trasporto leggeri e per alcune batterie industriali (Regolamento (UE) 2023/1542).
La sfida per le imprese: governare il dato
Il DPP richiederà di collegare informazioni oggi spesso distribuite tra reparti, documenti e sistemi differenti:
- dati tecnici e distinte materiali;
- informazioni ambientali;
- certificazioni e prove;
- dati dei fornitori;
- tracciabilità dei componenti;
- indicazioni su manutenzione, riparazione e fine vita.
La preparazione non riguarda quindi soltanto l’area sostenibilità o i sistemi informativi. Coinvolge progettazione, produzione, qualità, acquisti, supply chain, IT e compliance.
Il punto centrale sarà costruire una governance del dato capace di garantire completezza, affidabilità, aggiornamento e tracciabilità delle informazioni lungo l’intero ciclo di vita del prodotto.
Un dato presente in azienda, ma non verificabile, non aggiornato o non collegato in modo univoco al prodotto, potrebbe non essere sufficiente per rispondere ai futuri requisiti.
Da dove iniziare
Anche in assenza di un obbligo già applicabile al proprio settore, le aziende possono iniziare a costruire le condizioni necessarie per affrontare il cambiamento. Le prime attività possono riguardare:
- valutazione dell’impatto del DPP rispetto a settore, prodotto e filiera;
- mappatura dei dati già disponibili;
- identificazione dei gap informativi;
- verifica della qualità e della provenienza dei dati;
- analisi dei sistemi e dei flussi documentali;
- coinvolgimento delle funzioni interne e dei fornitori strategici;
- definizione di un percorso di preparazione progressivo.
L’obiettivo non è anticipare requisiti ancora non definiti, ma evitare di affrontare il DPP come un adempimento dell’ultimo momento.
In cosa possiamo supportare le aziende
Il Digital Product Passport richiede la convergenza di competenze normative, ambientali, digitali e tecnico-ingegneristiche.
CSMT può supportare le imprese attraverso:
- analisi dell’applicabilità e dell’impatto del DPP;
- mappatura dei dati e dei flussi informativi;
- individuazione dei gap tecnici e organizzativi;
- valutazione dell’interoperabilità dei sistemi;
- definizione di roadmap progressive di adeguamento;
- supporto alla progettazione di soluzioni digitali;
- individuazione di opportunità di finanziamento.
L’avvio del Registro europeo non determina ancora nuovi obblighi generalizzati, ma segna il passaggio verso una fase più operativa.
Per le imprese, prepararsi significa trasformare dati oggi frammentati in informazioni affidabili, interoperabili e utilizzabili lungo l’intera filiera.